Agua de beber.

È difficile scrivere di te. Un po’ me lo aspettavo, in fondo. Perchè davvero non potevo credere che riprendere in mano la tastiera dopo mesi di silenzio sarebbe stata una passeggiata.

Ma il difficile non è scrivere, in generale. Il difficile è scrivere di te senza scadere nel banale e superando la paura di far scoppiare questa meravigliosa, placida bolla.

Io avevo (ho?) ormai terrore degli uomini. Allergia per le relazioni. Ero arrivata alla pace dei sensi, concentrandomi sulla carriera, su me stessa, sui fantastici amici che mi riempiono le giornate ed il cuore. Mi dedicavo alle risate, al vino bianco, alle cene allegre ed allo studio in solitaria. E stavo bene. E non avevo bisogno di uomini.

O, almeno, così credevo prima di inciampare nel tuo sorriso. Nelle tue fossette. Nella tua risata sincera e intonata. La prima volta che ti ho sentito ridere, ridere davvero, stavi guidando la tua auto ed io ero seduta accanto a te. E stavamo andando a bere in un locale che avevi scelto tu. Ed erano i primi di giugno e io, in quel preciso momento, ho deciso che quella risata la volevo a scaldarmi la pelle per tutti i giorni a venire.

E poi ci sono stati i petali di rosa nel mio cocktail, e Agua de Beber nelle orecchie, e le tue domande per capire se io fossi l’ennesima irrisolta o meno. Lo sapevo che mi stavi studiando, sai? E questa cosa mi rassicurava tantissimo, perchè mi ricordava che studiarti, da parte mia, era autorizzato e necessario.

E parlare fino alle 4.30 del mattino, con la rugiada fredda sulle spalle, con te che solo dopo tutte quelle ore decidi di baciarmi, prendendo quasi il coraggio e trattenendo il respiro. Che io pensavo mi avresti baciata in fretta e invece no. Che io pensavo mi avresti avvolta subito, e invece no. Mi hai quasi chiesto il permesso, e io invece sì.

Ma quella risata, quelle fossette, oggi ci sono ancora. Come in un piccolo miracolo. Come se qualcuno avesse deciso che è giunta l’ora di avere un po’ di serenità, entrambi. Come se qualcuno avesse deciso che tutto il dolore è servito a qualcosa, per entrambi. Come se questi ormai 3 mesi fossero un regalo da tenere celato al mio stesso cuore, per paura di perderlo.

E mi sostieni, e mi sopporti, e mi supporti, e ti sostengo, e ti sopporto e ti supporto. Ed è un equilibrio alchemico, che davvero stento a credere sia stato possibile. Perchè vedi, io credevo di essere irrimediabilmente rotta. Una marionetta a cui hanno reciso il filo dell’amore, e l’unica cosa che possa fare e continuare il proprio spettacolo guardandosi bene dall’entrare in contatto con i sentimenti.

Ma tu sei qui e non accenni ad andartene. Ma tu sei qui e quando al mattino ti vedo accanto a me mi sfugge irrimediabilmente un sorriso. Ma se la notte ti alzi, quando torni a dormire mi cerchi nel buio e io faccio finta di non sentirti per lasciare a te il controllo e godere di nascosto della tua presenza, fisica e mentale.

Perchè è questo che, pian piano, mi ha rassicurata e mi ha spinta a fidarmi di te: la presenza. Non l’irruenza, non il controllo, non la presenza solo a parole. Ma l’esserci davvero, per entrambi, in qualsiasi situazione, anche quando il cielo si rannuvola.

E non so, di preciso, cosa ne sarà di queso cuore che batte come un colibrì. E non so, di preciso, se continueremo così e per quanto. E non voglio saperlo.

Ma ringrazio ogni giorno di avere con me quelle fossette e quella risata che continuano a proteggermi da me stessa.

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2 pensieri su “Agua de beber.

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